Scheda 60

[TAV. XXVII] [Inv]: 83/V Giuseppe Mazza, 1817-1884 I fidanzati e il feudatario olio su tela, cm 67,5x99 firmato: «G. MAZZA» esposizioni: Verona, Società Belle Arti, 1869, n. 104 restauri: Francesca Mariotto, 1995.

L’opera venne esposta nella rassegna veronese della Società di Belle Arti del 1869 nei saloni della Gran Guardia e venne acquistata, assieme al dipinto di Rotta commentato alla scheda precedente, da Carlo Alessandri, direttore dell'Accademia Cignaroli. Con il lascito dei fratello Alessandro Alessandri esso entrò poi a far parte delle collezioni dell'Ospedale Civile. Nella stessa occasione Mazza aveva presentato anche un altro quadro di genere, La bisca - che fu comprato da Giulio Camuzzoni, presidente della Società fin dalla sua fondazione - a conferma delle sue assidue presenze alle mostre veronesi fra il 1858 e il 1884, con lavori generalmente ispirati a soggetti storici. Fratello del più giovane Salvatore, anch'egli pittore, Giuseppe Mazza si era formato sotto la guida di Hayez all'Accademia di Brera, per poi compiere viaggi di studio a Venezia, Napoli e Roma. Da subito la sua produzione si era orientata verso soggetti d'ispirazione storica e letteraria, che avrà dei paralleli nella contemporanea e più celebre attività di Domenico Morelli, e sui quali tornerà senza sensibili innovazioni formali fino alla fine degli anni Settanta, continuando tuttavia a trovare largo consenso presso il gusto ufficiale. Giovanni Boccaccio e la Fiammmetta, del 1865, e Benvenuto Cellini che detta le sue memorie e Gli ultimi giorni di Maria de Medici sono i precedenti immediati di questa composizione di evidenti rimandi manzoniani, resa qui assai gradevole dallo studio accurato dell'ambientazione d'interno. Con i rossi del corsetto e del velo, i toni blu della gonna (più di vivace popolana venera alla Favretto, che di modesta Lucia lombarda) finiscono col dominare la gamma cromatica, ripresi nello specchio a parete e nella bella marina sullo sfondo, autentico quadro nel quadro di sapore nordico, che riecheggia, amplificandolo, l'andamento orizzontale dell'impianto. Inevitabili i commenti positivi della critica in occasione della mostra, subito ripresi dalle pagine dell'«Arena» (28 agosto 1869), cercando di dare ragione del rapporto psicologico tra i personaggi: «l’espressione è vera; sembra che il feudatario ricordi qualche obbligo non troppo piacevolmente sentito dai due vassalli. Ben disegnate e dipinte sono le figure, mosse con grazia e spontaneità; il colorito è vigoroso, ma quello delle carni tende al terriccio e i tipi non sono molto simpatici».

G.m.

Bibliografia: «l’Arena», 28 agosto 1869; MENEGHELLO 1986, 68.

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