Scheda 59

[TAV. XXVIII] [Inv]: 61 /V Antonio Rotta, 1828-1903 Scena di genere olio su tela, cm 51,5x41 firmato: «ANTONIO ROTTA / VIENEZIA 1869» esposizioni: Verona, Società Belle Arti, 1869, n. 64.

Allievo ancora adolescente di Lipparini all'Accademia di Venezia, dal 1841, dove poi frequenterà Lattanzio Querena e ne sposerà la figlia, il goriziano Antonio Rotta ebbe un es ordio come pittore di storia, con alcune prove recensite con favore dalla critica Milanese, prima di trovare la sua espressione più congeniale nella pittura di genere, legata ad un gusto della traduzione del particolare realistico nell'aneddoto facilmente narrativo, animato da una tecnica minuziosa, che offre immediati paralleli con la contemporanea attività di Domenico Scattola. Come quelle di Scattola, infatti, le sue composizioni giocano sulle corde sentimentalisti che di una studiatissima contrapposizione fra espressive immagini senili e gaie figure di bimbi, colte immancabilmente tra le classi più umili, con una insistita attenzione per gli ambienti popolari veneziani; e come Scattola e il cognato Luigi Querena, Rotta figurerà fino agli anni Settanta tra le presenze più assidue e di successo alle mostre veronesi con una produzione di genere fortemente caratterizzata.

Secondo questo registro, teso ad una commozione tutta di superficie, è impostata senza scampo anche questa piccola tela, presentata con il titolo La bua nell'agosto dei 1869 alla mostra della Società di Belle Arti, ospitata per la prima volta nel palazzo della Gran Guardia. Inviato da Venezia per l'esposizione, e datato a quell'anno, il dipinto è spia indicativa delle attese e del gusto della ristretta cerchia degli organizzatori e mecenati della Società veronese, un gusto che significativamente sembra peraltro passare sotto silenzio la contemporanea presenza alla mostra, sotto il generico titolo Tre fanciulle, di uno dei capolavori della coeva produzione toscana orientata verso le ricerche di macchia, quel Canto dello stornello, del 1867, che rappresenta un apice qualitativo della pittura intimista di Silvestro Lega, reduce dal successi delle mostre a Firenze, Torino e Genova, dove era stato salutato come esempio di moderna interpretazione dell'arte pierfrancescana. li dipinto di Rotta fu acquistato alla mostra da Carlo Alessandri, che ricopriva contemporaneamente la carica di direttore onorario dell'Accademia, con la consueta formula dell'estrazione tra i soci sottoscrittori di quote che andavano a finanziare la Società, esito quindi di scelte collezionistiche 'pilotate' comunque nell'ambito non ampio di un gruppo di artisti che si intendeva promuovere. Con il titolo di Bambino ferito la tela viene infatti elencata nell'inventarlo dei quadri della collezione Alessandri pervenuti per lascito all'Ospedale Civile. Alla trita ovvietà di queste formule compositive faceva riscontro anche allora la superficialità di una critica sempre disposta a lasciarsi cadere nelle trappole più scopertamente emotive, che riesce peraltro a scambiare per malinteso verismo, lodando in questa piccola tela «la composizione buona ed espressiva, i tipi simpatici, le mosse graziose e spontanee, ben disegnate le figure e piene di sentimento, massime nel fanciullo che piange con verità» («l’Arena», 21 agosto 1869).

G.M.

Bibliografia: «L:Arena», 21 agosto 1869; MENEGHELLO 1986,

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