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Scheda
58 [TAV.
XXIX] [Inv]: 82/RE Luigi Querena, 1820-1890 Cheríci in sacrestia olio
su tela, cm 34x28 firmato e datato: «L. QUERENA 1866» restauri: Sergio
Stevanato, 1995. Pur
non documentato alle esposizioni della Società di Belle Arti di Verona,
il piccolo dipinto si allinea perfettamente con il gusto espresso dalle
presenze alle mostre veronesi degli anni Sessanta e con gli orientamenti
collezionistici dei loro promotori. Per esso resta infatti accertata la
provenienza alle collezioni ospedaliere col tramite dell'eredità dei fratelli
Alessandri, personaggi tra i più attivi del mondo dell'arte e della cultura
veronese per tutto il secondo Ottocento, elencata con l'altro quadro dello
stesso autore, descritto alla scheda precedente, tra i dipinti che arredavano
lo studio di Carlo Alessandri. Accantonata momentaneamente la sua più
nota e vastissima produzione di vedute a soggetto veneziano, con fitte
presenze alle mostre scaligere, Luigi Querena preferisce qui virare sul
soggetto di genere, da cui pure si continuano a ricavare i suoi interessi
per la prospettiva e la decorazione architettonica. In particolare, il
tema delle 'sacrestie' è tipico della pittura dell'Ottocento lombardo,
e fu trattato anche dal giovane Segantini. Il restauro in occasione della
mostra ha recuperato il dipinto da una situazione conservativa del tutto
inadeguata, che aveva causato il sollevamento della pellicola pittorica
su tutta la superficie. Ne risulta così evidenziato il ruolo portante
della luce, che entrando dal fondo rivela a mano a mano gli elementi narrativi
dell'episodio, aperta concessione del pittore al gusto imperante per la
pittura aneddotica, con il chierico sorpreso dall'ingresso della donna
da sinistra, la cui presenza, pur restando nell'ombra, è suggerita da
un virtuosistico colpo di luce sull'orecchino. |
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