Scheda 43

[TAV. XV111] [Inv]: 66/R Nicola Grassi, 1682-1748 Allegoria della Vanità olio su tela, cm 67,5x52.

Dipinto erratico, di un pittore che non ha sue opere documentate a Verona fino all'Ottocento, e di cui resta quindi impossibile ricostruire la provenienza. Esso è stato assegnato da Sergio Marinelli alla produzione del carnico Nicola Grassi, nell'ambito della quale costituisce un raro episodio di pittura a soggetto profano, abbandonate per un attimo le tematiche religiose di gran lunga dominanti nella sua attività. Lontano dal colorismo brillante e arioso che caratterizza le sue opere di arguzia più scopertamente rococò, il quadretto si ricollega piuttosto agli indirizzi formali degli esordi del pittore friulano quando, a Venezia dalla fine del secolo, tentò un primo avvicinamento alla corrente chiaroscurale dei nuovi tenebrosi Bencovich, Piazzetta e Lama. Il soggetto denuncia tuttavia un convergere di tipologie con le aggraziate figure femminili di molti suoi dipinti intorno agli anni Venti, dalla Rebecca al pozzo di San Francesco della Vigna al Lot e le figlie dei Musei Civici di Udine. In gran parte della sua produzione, anche in quella che solo di recente è venuta ad integrare il suo catalogo pittorico, ricorrono nei temi biblici, come nelle scene pastorali, tipi di fanciulle a mezza figura, dai capelli raccolti e i larghi scolli luminosi, direttamente confrontabili coi dipinto in esame. Questo era già stato menzionato da Arslan nella sua catalogazione, che vi riscontrava ridipinture in tutta la zona inferiore della tela.

G.M.

Bibliografia: MARINELLI 1988, 58.

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