Scheda 35

[TAV. XIII] [Inv]: 33/RE Pittore veneto, inizi del XVII secolo Madonna con Bambino e San Giovannino olio su tela, cm 130x104 restauri: Pierpaolo Cristani, 1995.

La tela è fra le pochissime opere della collezione ad essere menzionata già in antico dalla storiografia. Venne infatti indicata dal Da Persico nell'ufficio dell'economo dell'Ospedale Civico, presso il monastero di Sant'Antonio al Corso - da poco trasferitovi dall'ospedale della Misericordia in piazza Bra - dove in seguito la ricorderanno le guide dalla metà dell'Ottocento, considerandola sempre come opera autografa. Si perde oggi comunque la possibilità di risalire oltre nella scala delle provenienze, essendo stata trasferita a Sant'Antonio solo con lo spostamento dell'ospedale nel 1812, e una sua originaria destinazione chiesastica resta da verificare.

Un riferimento alla produzione della bottega, piuttosto che a quella del maestro, viene indicato a partire da Arslan, che nella sua catalogazione inedita la ricorda nella sala della direzione dell'Ospedale Civile, verosimilmente subito a ridosso del nuovo trasferimento dell'istituto verso la sede di Borgo Trento, nella seconda metà degli anni Trenta. Le caratteristiche formali del dipinto sembrano qui però indicare, più che un intervento nell'ambito della pur attivissima bottega di Farinati, l'opera di un imitatore che si spinge fino ai limiti della falsificazione. Non vi si riscontrano infatti le nevrosi isterizzate dei manierismi formali proprie degli eredi di Paolo, spesso peraltro compensate da felici equilibri fra il dinamismo delle figure e l'ariosità dei paesaggi, ma vi si trova piuttosto un appiattimento bidimensionale e una generale fiacchezza espressiva che toglie ogni verosimiglianza anche alla chiocciola in primo piano, noto emblema del pittore e poi marchio di fabbrica dell'attività della bottega. Nonostante le fredde gamme cromatiche, di ricordo manierista, una datazione entro il primo decennio del Seicento potrebbe dare ragione degli incarnati mollicci e dell'obesità dei bambini, che sembrano tradire la conoscenza dell'attività mantovana di Rubens.

G. M.

Bibliografia: DA PERSICO 1820, 130; BENASSUTI 1848, 42; Rossi 1854, 87.

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