Scheda 33

[TAV. XI] [Inv]: 39/R

Pasquale Ottino, 1578-1630 Ritratto di Caterina Zignoli

olio su tela, cm 86x76

iscrizioni: (sul retro) «CATTERINA ZIGNOLA / FU MOGLIE DI PIETRO LARESINO DI COMO / MORTA L’ANNO 1600 / D'ANNI [ ... ]»

restauri: Pierpaolo Cristani, 1995.

Già in occasione della catalogazione delle opere d'arte dell'Azienda Ospedaliera il dipinto si era rivelato come uno dei più interessanti dell'intera collezione, con ipotesi attributive in direzione della tarda attività di Felice Brusasorzi, di cui restano magnifici ritratti, con una opzione alternativa, ma più remota, verso la produzione di Santo Creara. Il restauro ha invece confermato una solidità dell'impianto e una forza espressiva tale da farne ricondurre a pieno titolo l'autografia al giovane allievo di Felice, Pasquale Ottino, nel rapido incalzare degli aggiornamenti critici sull'artista che ha di recente consentito a Sergio Marinelli (1994) di portare nuovi elementi alla definizione della sua attività di ritrattista. Apporti e integrazioni, questi, assai significativi per la conoscenza ravvicinata di un artista che sempre più precisamente si sta rivelando come uno dei protagonisti della nuova cultura figurativa a Verona nei primissimi decenni del Seicento. E al «disegno delle mani eloquenti e massicce», come elemento caratteristico dello stile del pittore, lo studioso aggiungeva il confronto stringente con un foglio conservato al Rijksmuseurn di Amsterdam, preparatorio per un ritratto femminile in controparte, dove gli elementi formali tornano con analogie puntualissime. Il volto si offre qui con scarto leggero dalla piena frontalità, ma sufficiente perché una luce intensa e ravvicinata vi dia risalto e plasticità non comune.

Assimilato da Fainelli alla categoria dei ritratti dei benefattori, il dipinto sembra nascere invece in uno spirito molto diverso. Le ricerche d'archivio, sulla traccia della scritta al verso della tela, hanno fornito alcuni elementi biografici relativi al personaggio, Caterina Zignoli, consentendo di identificarla nella moglie di Pietro Laresino, appartenente ad una famiglia di abbienti formaggiai di origine comasca, censito nel 1593 e 1596 assieme alla moglie nella contrada di Chiavica, dove risulta abitare in casa dello zio Giuseppe con i fratelli Natale e Antonio. La giovane donna, morta trentaquattrenne nel 1600, nella fissità dello sguardo sembra qui ripresa in un ritratto post mortem, con un fastoso abbigliamento che è certo messaggio di prestigio sociale, ma con particolari i cui significati forse in parte ci sfuggono, nell'accurata descrizione dei gioielli, dei tessuti e dei fiori, tutti giocati sul ripetersi di bianchi, rossi e neri. Anche questi elementi, fino al piccolo garofano che spicca tra la corona di fiori bianchi tra i capelli, concorrono a far ipotizzare una conoscenza del ritratto della Dama delle licnidi, dipinto nel 1602 da Rubens, che nel luglio di quell'anno soggiornava a Verona. Il dipinto si verrebbe così a collocare a ridosso del 1605, data simbolica per Ottino come ideale crede di Felice Brusasorzi, impegnato a terminare assieme a Turchi la tela del Miracolo della manna per San Giorgio in Braida, lasciata incompiuta dal maestro alla sua morte, in quello stesso anno.

G.M.

Bibliografia: FAINELLI 1937, 71;MARINELLI 1994, 71~72.

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