Scheda 29

[TAV. VIII] [Inv]: 30/R

Nicola Giolfino, 1476-1555 Ritratto di Provalo Giusti olio su tela, cm 109x84,5 restauri: Laboratorio di restauro Soprintendenza B.A.S. del Veneto, Chiara Scardellato, 1995.

Il dipinto appartiene alla serie di ritratti di benefattori della Santa Casa di Misericordia assimilati nel corso del Settecento da una riduzione ad un medesimo formato entro cornici ovali (cfr. scheda 36). Pubblicandolo per la prima volta in un volume sul palazzo della Provincia, nel 1931, Avena lo riproduceva infatti ancora con la sua cornice, assegnandolo con un'attribuzione stilisticamente insostenibile all'attività di Torbido e datandolo al 1543 sulla base del testamento di Provalo Giusti, il personaggio indicato nel cartiglio della cornice. Da subito la fortuna critica dell'opera resta quindi legata al suggestivo scorcio della Verona cinquecentesca che lo caratterizza, con la veduta di piazza dei Signori e le arche scaligere sullo sfondo. Spetta invece a Marina Repetto Contaldo il corretto riferimento dell'opera, benché «unica nel suo repertorio», all'attività di Nicola Giolfino, in occasione di un primo importante ampliamento critico dei catalogo dell'artista (1976). Unico termine sicuro per la datazione del dipinto, nell'ambito peraltro di una produzione dagli esiti discontinui di cui non è agevole stabilire la sequenza cronologica, risulta la presenza nella veduta urbana alle spalle dell'effigiato del portale del palazzo del Capitano, progettato intorno al 1530~1533. Questo verrebbe a collocare il dipinto verso l'ultima fase di attività del pittore, segnata da vistosi cedimenti qualitativi e involuzioni stilistiche. Se la vivacità della  presa dal vero della piazza, animata di popolani e curiosi, sullo sfondo di uno scorcio urbano prediletto da Giolfino, confermano ulteriormente l'autografia, l'identificazione dell'arcigno personaggio presenta ancora problemi irrisolti. Provalo Giusti nacque da Agostino in contrada San Vitale circa il 1496-1497 e la data del suo testamento, il 17 marzo 1543 (segnalatami da Marina Repetto: ASVr, Testamenti, m. 135, n. 144) deve essere assai prossima a quella della morte, avvenuta comunque entro il 1545, rendendo quindi difficile riconoscere nella figura barbuta quella di un uomo di nemmeno cinquant'anni. Va presa quindi in considerazione l'ipotesi che si tratti qui di un ritratto post mortem, che ne enfatizza i caratteri senili, o che possa rappresentare un altro giurista della famiglia Giusti - di cui si ricordano altre commissioni a Giolfino - accomunato a posteriori e a grande distanza di tempo alla galleria dei benefattori dell'ospedale, con l'aggiunta di vistose porzioni a modificarne in ovale la forma. L'intervento di restauro ha preferito non risarcire l'originale formato del dipinto, riconoscendo come ormai parte della sua storia l'operazione di assimilarlo in ovale agli altri dipinti, pur con pesanti modifiche all'andamento dei tendaggio dietro la figura, al profilo del suo copricapo e al cadere della sopraveste sulle spalle, così come dei goffo andamento della parte inferiore della figura. Alla sua datazione avanzata, Marina Repetto Contaldo portava ulteriori argomenti di carattere stilistico, come la tavolozza dal verde brunastro, prossima alle fantasie espressionistiche dell'ultima produzione di Liberale, con ritorni a modi stilistici ormai superati.

G.M.

Bibliografia: AVENA 1931, 43; FAINELLI 1937, 41; REPETTO CONTALDO 1976, 74-75.

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