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Scheda
26 [TAV. IV] Maestro Alberto, attivo prima metà del xv secolo San
Giacomo maggiore statua lapidea (tufò) policroma, cm 163x5 1 x3 5 iscrizioni:
S. I [ACOBUI S MAIOR restauri: Giordano Passarella, 1989. L'attività
dei «magister Albertus specaprea de Santo Quirico» nella decorazione della
nuova chiesa edificata a partire dal 1430 su progetto di Giovanni Matolino
per l'ospedale dei Santi Giacomo e Lazzaro alla Tomba è emersa dalle recenti
indagini archivistiche di Gian Maria Varanini (1993). La documentazione
relativa al cantiere dell'edificio quattrocentesco ha portato ragionevolmente
lo studioso a mettere in discussione la cronologia tradizionale di questa
statua, verosimilmente eseguita ex novo nell'estate del 1433 da Alberto,
lapicida della folta schiera di artefici scesi dalla regione dei laghi
lombardi, separatamente quindi dagli interventi di restauro su quel gruppo
di statue trecentesche, provenienti dalla chiesa precedente, cui anche
il San Giacomo era stato sinora in genere assimilato dalla critica su
base stilistica. Del resto la ricollocazione della scultura entro la nicchia
di facciata della chiesa ancor oggi esistente, costruita a partire dal
1519, ne aveva sempre reso difficile un esame ravvicinato, fino alla sua
rimozione per l'esposizione alla mostra sugli Scaligeri, nel 1988, a Castelvecchio,
dove da allora si trova depositata. Riferito uniformemente, fino alle
ultime precisazioni documentarie, alla seconda metà del secolo XIV, per
analogia con i gruppi scultorei precedentemente ricoverati in Museo, il
San Giacomo fu attribuito da Mellini nel 1968 all'attività di Rigino di
Enrico, accostandolo al San Giovanni Battista proveniente da San Fermo.
Il restauro di Giordano Passarella ne ha confermato invece una fattura
che ben corrisponde alla cronologia alla prima metà del Quattrocento indicata
dai documenti, così come per la cromia, solo in parte originale, secondo
quanto già proposto da Arsian nella sua catalogazione rimasta inedita.
In quella sede la statua veniva indicata come proprietà dell'amministrazione
provinciale, pertinenza che si diceva ancora valida in un verbale del
1970, al momento della consegna agli Istituti Ospitalieri delle opere
esistenti nella chiesa di San Giacomo. La
collocazione sulla facciata della chiesa quattrocentesca doveva prevedere
originariamente per la statua un nimbo orientato verticalmente, poi sacrificato
forse per le dimensioni nella nuova nicchia. La veste, raccolta in vita
da una cintura annodata in un fiocco, ora mutilo, era ricoperta da una
doratura di cui restano ancora labili tracce e di cui è oggi visibile
la preparazione a bolo rosso, mentre il manto reca ancora sul retro parte
della originale colorazione azzurra. Difficile resta la definizione della
cromia della porzione inferiore, maggiormente dilavata, mentre la generale
ridipintura a tempera che ricopriva gli incarnati è ora riferibile, dalla
documentazione emersa dalle ricerche di Marina Repetto Contaldo, e pubblicata
in questo catalogo, all'intervento seicentesco del pittore Francesco Guerra,
pagato per aver ridipinto e ridorato la scultura nell'agosto 1666. C.M. Bibliografia:
GEROLA 1908, 305; SIMEONI 1909, 387; MELLINI 1968, 22; MELLINI 1971, 23;
PIETROPOLI 1988, 472473; VARANINI 1993, 14~ 17. |
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