|
Dominazione
francese
Centralismo municipale ed età dei Lumi
Con
il trattato di Campoformio (1797), che assegnava il Veneto agli Austriaci,
si chiudeva l'età della Repubblica veneta. Gli Austriaci rimasero
però troppo poco tempo al governo della città di Verona
per poter promuovere una riforma assistenziale. Il governo napoleonico
a seguito del trattato di Lunéville (1801) e della pace di Presburgo
del 1805 prese possesso della città.
Sotto la dominazione napoleonica durata un decennio circa, si assistette
però ad una complessiva e fondamentale riorganizzazione del sistema
assistenziale veronese. Nel 1807 il governo francese creò la Congregazione
di Carità, ufficio comunale che doveva amministrare i patrimoni
degli istituti assistenziali, sottraendo così la direzione dei
luoghi pii dalle mani di confraternite e privati cittadini. Dall'assistenza
privata si passò all'assistenza "pubblica". Poco dopo,
il governo francese avviò una riforma generale della destinazione
d'uso degli ospedali in base alla quale furono distinte chiaramente le
persone con disagi sociali dai veri malati, a vantaggio di un'assistenza
più qualificata.
I bambini abbandonati continuarono ad essere inviati alla Domus Pietatis,
che nel 1812 si trasferì nell'ex sede del conservatorio dei Derelitti
e divenne Casa degli esposti. I bambini e gli adolescenti vennero ospitati
nell'Orfanotrofio maschile e nell'Orfanotrofio femminile di recente creazione.
Le donne povere, abbandonate e "traviate" furono accolte nella
Casa di Ritiro, nell'ex monastero di Santa Trinità. Per gli altri
poveri furono aperte la Casa di Ricovero, adibita ad "accogliere
e alimentare i poveri della città impotenti a qualsiasi lavoro",
e la Casa d'Industria, destinata a "dar lavoro ai capaci che non
ne avevano".
Alla Santa Casa di Misericordia, nel frattempo, era stato associato l'Ospedale
di San Giacomo alla Tomba. L'edificio della Misericordia non piaceva al
governo francese. Dotato di corsie strette e di poche stanze non era in
grado di rispondere adeguatamente ai bisogni della popolazione. E quando
nel 1807 vi furono ricoverati anche i pazzi la situazione peggiorò
ulteriormente. Non piaceva nemmeno la sua ubicazione nel centro cittadino,
che contrastava con l'idea sempre più accarezzata di collocare
gli ospedali fuori città.
Fu quindi deciso di adibire ad ospedale l'ex monastero di Sant'Antonio
al Corso, nell'attuale via della Valverde, reso libero in seguito alla
soppressione degli ordini religiosi. L'edificio era una struttura molto
più capace della Misericordia e situata in un'area salubre, in
periferia ma non troppo distante dal centro. A poco più di un decennio
del rifacimento del nuovo ospedale in piazza Bra, nel 1812, i degenti
della Misericordia furono trasferiti nel nuovo ospedale di Sant'Antonio,
che assunse la denominazione di Civico Ospitale.
|