Santa Casa di Misericordia
Il sistema assistenziale cambia volto

Nel Settecento si affermò una rete ospedaliera differenziata e coordinata: alcuni ospedali assistevano gli infermi (tisici, rognosi, malati generici, ecc.), altri accoglievano i poveri suddivisi per età.
Il settore sanitario aveva acquisito uno spazio rilevante. Presso la Santa Casa della Misericordia, ad esempio, accanto ad un medico, un chirurgo e agli infermieri, esercitava anche uno speziale (farmacista) che preparava i medicinali nella farmacia interna. Nell'ospedale dei Santi Giacomo e Lazzaro fu creata una scuola di litotomia (cura dei calcoli). Si identificavano così nuovi metodi terapeutici; non bastava più curare le malattie, bisognava anche "studiarle".
Ma a partire dalla seconda metà del secolo il sistema ospedaliero fu investito da una grave crisi che ne determinò la complessiva ristrutturazione. Le cause erano nell'aumento dei prezzi e nelle calamità naturali e belliche che si abbatterono su Verona. Ne derivarono la diminuzione delle risorse finanziarie disponibili e l'aumento esponenziale delle richieste di soccorso, alle quali gli ospedali non furono in grado di rispondere. Per questa ragione nel 1774 il Consiglio cittadino istituì una commissione con il compito di esaminare l'attività, le condizioni e lo stato patrimoniale degli istituti assistenziali. Quest'indagine diede un quadro deplorevole sia dei piccoli che dei grandi ospedali.

Per migliorare il sistema assistenziale la commissione, sull'esempio di quanto avveniva in molte città italiane, suggerì di concentrare gli ospedali. I principali istituti cittadini dovevano essere accorpati in un'unica maestosa struttura; i piccoli ospizi dovevano essere soppressi e i loro patrimoni devoluti a sostegno del nuovo ospedale. A Verona queste proposte non furono completamente realizzate perché la concentrazione in un unico edificio si prospettava come un obiettivo troppo impegnativo. Il Consiglio cittadino deliberò di "concentrare" gli infermi della Domus Pietatis e della Santa Casa di Misericordia in quest'ultimo istituto, che avrebbe dovuto anche ospitare i fanciulli, mentre gli esposti rimanevano alla Domus Pietatis. Inoltre il Consiglio cittadino diede avvio alla soppressione dei piccoli ospedali. Nel 1780 le persone che vivevano a carico degli enti assistenziali cittadini erano circa 484.
L'edificio della Santa Casa della Misericordia sorgeva in piazza Bra, nei pressi dell'Arena. Poiché si trattava di una costruzione secolare, vetusta, fatiscente, con soli 48 posti letto, il Consiglio cittadino decise di costruire un nuovo ospedale. L'incarico di elabo-
rarne il progetto fu affidato all'ingegnere capo del Comune Antonio Pasetti.

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